Storia

La Grecia è stata la prima area in Europa dove sono sorte delle civiltà avanzate, in particolare la Civiltà minoica sull’isola di Creta e la Civiltà micenea nel Peloponneso, già in piena fioritura nel 1500 a.C.

In seguito iniziarono ad emergere varie Città-Stato lungo la penisola Greca e lungo le coste del Mar Nero, in Sud Italia e in Anatolia, raggiungendo un elevato grado di prosperità e ricchezza che risultò in un vero e proprio boom culturale con espressioni nei campi più svariati, tra cui l’architettura, il teatro, la scienza e la filosofia, che portarono anche alla nascita della democrazia nell’Atene dell’età classica.

Fra le città-stato, Atene e Sparta portarono la Grecia a respingere con successo l’invasore persiano nelle guerre omonime. Entrambe furono poi messe in ombra da Tebe e in seguito dal Regno di Macedonia, che occupava la parte più settentrionale dell’antica Grecia. Fu Alessandro Magno ad unire il Mondo Greco e a guidarlo in vittoria contro l’Impero persiano, costruendo uno degli imperi più grandi che la storia avesse visto fino allora. All’impero di Alessandro seguì l’età ellenistica e due secoli dopo, nel 146 a.C., la conquista da parte dei Romani. Molti Greci migrarono ad Alessandria d’Egitto, ad Antiochia e a Seleucia e tutte le altre nuove città ellenistiche in Asia e Africa fondate da oppure dopo Alessandro.

La risultante fusione tra cultura romana ed ellenica portò alla formazione dell’Impero bizantino, la cui capitale Costantinopoli, che fu fondata nel 330 d.C., ne divenne il centro politico e culturale. Tuttavia, a differenza dell’Impero Romano, l’Impero Bizantino aveva una maggiore impronta greca fin dall’inizio, soprattutto culturale: infatti il greco era la lingua maggiormente diffusa tra la popolazione, e nel 610 Eraclio I fece diventare il greco lingua ufficiale dell’Impero, e si proclamò Basileus (in greco Βασιλεύς, Re) dell’Impero, invece che Augustus come era in uso fino ad allora.

L’Impero Bizantino ebbe per più di 1100 anni un importante ruolo culturale e militare, avente come fondamenti culturali il cristianesimo ortodosso e la lingua greca. La minaccia turca, concretizzatasi nel 1071 con l’invasione dell’Anatolia, provocò l’indebolimento e il crollo dell’impero sino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 per mano degli Ottomani. In quel momento quasi tutta la Grecia si trovava già sotto dominio ottomano, spingendo la maggior parte dell’intellighenzia dell’impero a migrare verso le parti d’Europa (tra cui l’Italia) che non erano sotto il dominio della Porta, e giocando un ruolo importante nella genesi del Rinascimento tramite il trasferimento di opere greche al resto dell’Europa occidentale. Nonostante ciò il dominio Ottomano portò ad una maggiore coesione dei Greci Ortodossi, che trovarono nella religione e nella lingua uno dei punti fermi della loro identità nazionale.

Dopo la Guerra d’indipendenza greca, combattuta contro l’Impero ottomano dal 1821 al 1829 e vinta grazie all’intervento decisivo delle grandi potenze europee, le quali il 20 ottobre 1827 distrussero a Navarino la flotta Egiziano-Ottomana, il neo-nato Stato Greco fu pienamente riconosciuto dal Protocollo di Londra. Nel 1827 Ioannis Kapodistrias, un nobile Greco proveniente dalle Isole Ionie, fu scelto come primo governatore della nuova Repubblica.

Tuttavia fu assassinato, e le Grandi Potenze Europee instaurarono un governo monarchico, con il bavarese Ottone di Wittelsbach come primo monarca Greco. Nel 1843 una rivolta forzò il Re a concedere una Costituzione e un’assemblea rappresentativa. Tuttavia a causa del suo atteggiamento autoritario egli fu detronizzato nel 1863, venendo rimpiazzato dal Principe Vilhelm di Danimarca, che prese il nome di Giorgio I di Grecia. Questi aggiunse allo Stato Ellenico le Isole Ionie, un regalo d’incoronazione da parte dell’Impero britannico.

La Tessaglia e Volos vennero acquisite senza combattere nel 1881 in seguito all’intercessione delle Grandi Potenze. Nel 1877 Charilaos Trikoupis, liberale, una figura dominante nel mondo politico Greco al quale è attribuito un importante ruolo nel miglioramento delle infrastrutture del Paese, restrinse il potere del Re di interferire nell’assemblea qualora quest’ultima avesse voluto approvare una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro. Egli si alternò al potere nei vent’anni seguenti con Theodoros Dilighiannis, di orientamento conservatore. Nel 1896 la Grecia organizzò i Primi Giochi Olimpici moderni ad Atene.

Come risultato della Lotta Macedone e delle Guerre balcaniche, il territorio Greco si ampliò notevolmente, incorporando Creta (già autonoma dal 1897), parte della Macedonia e dell’Epiro, oltre a diverse isole Egee. Durante la Prima Guerra Mondiale il forte disaccordo fra il Re Costantino I, tendente alla neutralità, e il carismatico primo ministro Eleftherios Venizelos, favorevole ad un intervento a fianco dell’Intesa, portò alla divisione del paese (“Scisma nazionale”), risoltasi solo con l’esilio del Re, a cui successe il figlio Alessandro.

25 marzo 1821, inizia la guerra d’Indipendenza: il metropolita di Patrasso, Germanos, benedice la bandiera greca nel monastero di Agia Lavra. Dipinto di T.P.Vryzakis (1865)

In seguito alla vittoria al fianco dell’Intesa, col trattato di Sèvres la Grecia ottenne la Tracia orientale e Smirne col suo entroterra. Quest’ultima venne occupata dall’esercito greco nel 1919 in seguito all’occupazione italiana di Antalya. In seguito al rifiuto dei nazionalisti turchi di accettare il trattato di Sèvres, l’esercito greco attaccò la Turchia nazionalista di Mustafa Kemal Atatürk puntando su Ankara.

La morte di Re Alessandro, l’inattesa sconfitta elettorale di Venizelos e il ritorno di re Costantino non cambiarono la politica greca in Asia Minore. La Guerra greco-turca finì in maniera catastrofica per la Grecia, la quale dovette abbandonare Smirne e la Tracia Orientale.

Il Trattato di Losanna, ratificato nel 1923, chiuse le ostilità fra i due Paesi, i quali accettarono di effettuare un importante scambio di popolazioni secondo il criterio dell’appartenenza religiosa (1.100.000 Greco Ortodossi contro 380.000 Musulmani). L’afflusso dei profughi pose la Grecia di fronte a problemi enormi, ma d’altra parte fece di essa una nazione etnicamente omogenea.

Secondo svariate fonti, tra cui documenti depositati alle Nazioni Unite e di vari storici, centinaia di migliaia di Greci del Ponto morirono in quello che è spesso chiamato il genocidio dei Greci del Ponto, una regione dell’Asia minore che si affaccia sul Mar Nero. Le vittime del massacro perpetrato dalle autorità turche sono stimate a 360.000 secondo le fonti delle Nazioni Unite, ma alcune fonti parlano addirittura di 1 milione di morti. Il genocidio della popolazione greca dell’Asia Minore è stato ufficialmente riconosciuto, oltre che dalla Grecia e da Cipro, da vari Stati americani come il New Jersey, il Massachussetts e l’Illinois.

Gli anni venti e trenta videro nel paese l’abolizione della monarchia, una serie di governi inefficaci guidati dai militari, una grave crisi economica dovuta al crollo del 1929, il ritorno al potere di Venizelos[32] sino al suo esilio definitivo nel 1935, il ristabilimento della monarchia con Re Giorgio II, sino a che il 4 agosto 1936 il generale Ioannis Metaxas instaurò con un colpo stato una dittatura di tipo fascista. Il 28 ottobre 1940 l’Italia chiese alla Grecia la resa con un ultimatum, ma Metaxas si rifiutò di accettare l’ordine impostogli da Mussolini (“Giornata del NO”).

Ne seguì la guerra fra Italia e Grecia, in cui le forze armate italiane furono respinte all’interno dell’Albania, rischiando anche di perdere Valona. La Grecia fece così registrare alle forze Alleate la prima vittoria nella Seconda guerra mondiale contro l’Asse. Dopo la morte di Metaxas nel gennaio 1941, l’intervento della Germania, che si voleva assicurare il fianco sud-orientale nell’imminenza dell’attacco all’URSS, fece capitolare in breve tempo le forze elleniche, ma l’occupazione nazi-fascista in Grecia non ebbe facile vita per via della resistenza. Più di 100.000 civili greci morirono durante l’inverno del 1941-42. Nel 1943 quasi l’intera comunità ebraica greca fu deportata in campi di sterminio nazisti.

Dopo la liberazione, la Grecia fu teatro di una guerra civile fra la Destra e la Sinistra (Comunisti), la prima sostenuta dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, la seconda dall’URSS. La guerra civile portò ad importanti danni economici e a tensioni fra la Destra e la Sinistra per i 30 anni che seguirono.

I 20 anni seguenti furono caratterizzati da una marginalizzazione della sinistra nelle sfere politiche e sociali, ma anche da una significativa crescita economica. In particolare, la Grecia dal 1950 al 1973 ebbe uno dei tassi di crescita economica più alti del mondo, seconda soltanto al Giappone per rapidità di sviluppo.

Le relazioni fra Grecia e Turchia, normalizzatesi dopo la Catastrofe in Asia Minore, tornarono a deteriorarsi negli anni 50 in seguito al problema di Cipro. La volontà della maggioranza Greca dell’isola di unirsi alla madrepatria dopo la fine del dominio coloniale Inglese (Enosis) e i tumulti susseguenti provocarono la violenta reazione del governo turco, culminata con il pogrom del settembre 1955 ad Istanbul, un insieme di violenze ed enormi danni materiali perpetrati da agenti provocatori del governo di Adnan Menderes ai danni delle minoranze Greche, Ebree e Armene.

Nel 1965, un periodo di instabilità politica condusse al colpo di Stato del 21 aprile 1967, tramite la Dittatura dei colonnelli, appoggiata dal governo americano. La politica economica dissennata della giunta e la rivolta degli studenti dell’Università Politecnica di Atene nel novembre 1973 provocarono un altro colpo di stato militare. Nel 1974, il tentativo della nuova giunta di impadronirsi di Cipro fomentando un colpo di stato contro l’arcivescovo Makarios e la susseguente invasione turca provocarono la sua caduta e il ristabilimento della democrazia.

Il primo premier fu Konstantinos Karamanlis, rientrato da Parigi dove viveva in esilio volontario dal 1963. Il 14 agosto 1974, le forze militari greche si ritirarono dalla struttura di comando della NATO in protesta per la noncuranza dei vertici dell’organizzazione nei confronti dell’occupazione turca di Cipro Nord.

Nel 1975 la monarchia fu definitivamente abolita tramite un referendum, ed entrò in atto la Costituzione Repubblicana. Nel frattempo, Andreas Papandreou fondò il Partito Socialista Panellenico o PASOK, in risposta alla creazione, da parte di Konstantinos Karamanlis, del partito di centro-destra Nuova Democrazia o ND. Questi due partiti in contrapposizione domineranno la scena politica per gli anni seguenti.

Nel 1980 la Grecia rientrò nella struttura di comando della NATO. Negli ultimi due decenni le relazioni con la vicina Turchia sono migliorate sostanzialmente, ad esempio nell’estate 1999 un forte terremoto colpì entrambi i paesi ed essi si offrirono vicendevolmente aiuto.

La Grecia è diventata il decimo membro dell’Unione Europea nel 1 gennaio 1981. Gli ultimi decenni presentano una crescita economica elevata, un notevole sviluppo delle infrastrutture e degli investimenti, sia europei che greci, entrate cospicue dalle industrie della marina mercantile (la più grande del mondo) e dal turismo. Oggi la Grecia è uno Stato che gode di un livello di benessere elevato, testimoniato dai valori dall’Indice di sviluppo umano e dal PIL pro-capite. Il Paese ha adottato l’Euro nel 2001 con gli altri Paesi europei e ha organizzato con successo i Giochi Olimpici del 2004 ad Atene.

All’inizio degli anni ’10 del secolo XXI la Grecia si trova ad affrontare la durissima crisi del debito sovrano: a partire dal 2009 un calo di fiducia degli investitori e una serie di downgrading da parte delle maggiori agenzie di rating hanno fatto schizzare alle stelle gli interessi sul debito pubblico, mentre i tagli operati dai governi hanno di fatto contratto la domanda interna. A maggio 2012 la disoccupazione si attesta intorno al 20%.

Fonte: Wikipedia

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